Category Archives: Riflessioni

La degradazione moderna

Basta fare un giro per le nostre città; piazzarsi a una fermata dei tanti bus e mezzi di trasporto, che la gente in massa a fine giornata prende per tornare a casa, per osservare tanti volti vuoti, persi, stanchi, stressati, alienati. Non solo i volti portano i segni delle fatiche, ma anche i corpi: mal curati, malati, brutti.

Ogni qualvolta osservo nelle masse lo stress che li degrada, mi ritorna in mente questa affermazione di Marx: “Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione”.
Marx, nella sua critica al capitalismo e alle condizioni di vita del proletariato, tra le varie osservazioni, mette in rilievo come il fisico dei lavoratori si degradi a causa dei ritmi di produzione dettati dall’economia, dal capitale.
La prova di questo degrado è appunto riscontrabile nei volti della stragrande maggioranza delle persone che incontriamo per strada. E, con coraggio, lo si può osservare pure nel nostro quotidiano.
Negli ultimi anni i casi di depressione, di “burn-out”, di malattie psicologiche dovuti allo stress, sono in forte ascesa nei paesi più sviluppati. Ciò è dovuto al fatto che viviamo in società in cui la produttività, il profitto, la concorrenza sono messi in primo piano a scapito di altri valori, a discapito dell’uomo. Con l’ultima fase della divisione internazionale del lavoro, con lo sviluppo rapido della globalizzazione, con la concorrenza sfrenata dei mercati, questi aspetti vitali dell’economia -che hanno come conseguenza il degrado fisico, intellettuale, umano e sociale- hanno portato la nostra società, nel suo complesso, a convivere con ritmi forsennati, un maggiore stress, una maggiore pressione sociale.

Credo che sia il caso di darsi una calmata. Credo sia il caso di rimettere al centro della vita e della società l’individuo, l’uomo. Un’alternativa è, necessariamente, auspicata.

Di patriottismo e di valori elvetici

Oggi è il Primo di Agosto, festa nazionale svizzera in cui si ricorda la sottoscrittura del Patto Federale del 1291, ritenuto storicamente l’atto di nascita della Confederazione Elvetica.
Durante la giornata sono tanti gli eventi, gli incontri di carattere politico in cui si festeggia il Paese, tra cui la manifestazione nazionale più importante: la cerimonia commemorativa che si svolge ogni anno sul praticello del Grütli (Canton Uri), a cui partecipa almeno un Consigliere Federale, invitato a fare un discorso indirizzato al popolo.

Data la particolarità della giornata, colgo l’occasione per presentarvi una riflessione breve sul patriottismo e sui valori svizzeri, in risposta alla destra e ai nazionalisti che accusano la sinistra di essere antipatriottica.

La destra e i gruppi nazionalisti accusano continuamente la sinistra -in paricolare i partiti e le organizzazioni di respiro internazionalista- di essere antipatriottica, di andare contro il Paese, di essere solo a favore degli stranieri, ogni volta che qualcuno, con critiche costruttive, tenta di mettere in luce le ombre e le oscurità che aleggiano sulla politica e società svizzera. In poche parole, ogni critica verso il sistema svizzero e le peculiarità del sistema economico e sociale elvetico, viene denigrato e tacciato di antipatriottismo. Ciò è assolutamente sbagliato, e nasce da una interpretazione errata del patriottismo e del nazionalismo.
A mio avviso -ed è la stessa opinione di molti compagni- il patriottismo non si manifesta attraverso inni, sbandieramenti di bandiere o rievocando miti nazionali inesistenti come Guglielmo Tell, ma soprattutto non si deve manifestare con posizioni nazionaliste (che generano solo odio e fascismi) del genere “noi siamo meglio che gli altri”, “siamo il paese migliore del mondo”. Al contrario, il patriottismo che propongo io è uno patriottismo sano e romantico: un patriottismo che si manifesta nella difesa del patrimonio storico, culturare e naturale del paese, un patriottismo che si manifesta nella difesa dell’economia (non solo del grande capitale) e della socialità nazionale, nella difesa della sovranità nazionale politica, democratica ed economica, ed in misura maggiore si manifesta nella difesa di tutti i lavoratori, i cittadini e delle classe popolari più deboli che vivono in Svizzera. Il patriottismo, insomma, si manifesta attraverso la socialità, l’altruismo, il senso di comunità e l’ecologismo. L’amor patrio si dimostra così: lavorando, politicamente, a favore della comunità, del popolo svizzero tutto (e non solo di alcuni pochi eletti) e del patrimonio naturale, secondo i valori della solidarietà popolare e internazionale. In ciò la presenza attiva della sinistra è sensibile, a differenza di quanto propinato dai nazionalisti.

Per quel che riguarda i valori svizzeri, dobbiamo riscoprirli e concretizzarli nel mondo corretto. Non è attraverso l’inasprimento della legge sull’asilo, non è con la difesa del segreto bancario che difende solo i grandi evasori, non è con la soppressione dell’insegnamento dell’italiano nei licei svizzero tedeschi, non è proibendo la costruzione di minaretti che si fa onore ai valori fondamentali elvetici che ci contraddistinguono: il multiculturalismo, il federalismo, la democrazia, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e civili, il rispetto delle minoranze e dei più deboli e la neutralità.
In particolare, sono il multiculturalismo e la tolleranza che ci rendono unici: svizzero francesi, svizzero tedeschi, svizzero italiani, cattolici e protestanti vivono storicamente uniti nel rispetto, nella pace e nella reciproca tolleranza. È questa la nostra particolarità e forza, e su questi valori bisogna ripartire per migliorarci e migliorare sia le condizioni di vita di coloro che vivono in Svizzera che i rapporti internazionali in vista della pace e dell’armonia globale.
Ma a quanto pare, quando si parla di stranieri, di immigrati, di asilanti, il valore del multiculturalismo, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani, viene dimenticato amaramente. Ci si dimentica, troppo spesso, che siamo la patria della Croce Rossa e della soliderità internazionale. Peccato.

Dove ha perso la Sinistra? Dove deve andare?

La Sinistra occidentale in questi ultimi anni ha perso in modo clamoroso e sensibile. Ha perso, essenzialmente, perché si è occupata principalmente dei diritti civili e dell’etica politica, dimenticandosi il tema principale su cui ruota l’esistenza dell’uomo: il lavoro. È il lavoro il punto nevralgico dell’economia, su cui ruota la nostra quotidianità.

Il socialismo, in tutte le sue varie forme, è nato come “risposta” al conflitto tra capitale e lavoro. Nasce all’interno delle contraddizioni e dei problemi legati al mondo del lavoro. E lì che si trova la sua ragion d’essere. Il sindacalismo, la lotta per i diritti dei lavoratori e per le migliori condizioni dei salariati sono la ragion d’essere di una Sinistra che vuole definirsi tale.

A quanto pare troppi compagni l’hanno dimenticato in tutti questi anni di sbornia neoliberista. Ora ne pagano le conseguenze, e si chiedono – sorpresi!- come mai i lavoratori votano in massa la destra populista.

Solo dando una risposta alla questione del lavoro, rimettendolo al centro dell’agenda politica, solo rispondendo alle sfide della terza divisione internazionale del lavoro, la Sinistra occidentale tutta potrà tornare a vincere, migliorando così, a ragion dell’attuale disastrosa situazione economica e sociale, realmente le condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei bisognosi e dalla società tutta.

Ideologie

Sono contro le ideologie. O meglio, contro i dogmatismi ideologici, siano essi di sinistra, o di destra, perché fuorvianti, bloccanti, nemici del confronto, dello spirito critico, dell’analisi.

C’è comunque bisogno di una certa ideologia nell’operare, intesa come sistema di valori, di principi, di analisi, di interpretazioni del mondo, della realtà coerenti. Altrimenti si cade nel qualunquismo. Ma soprattutto non si può non osservare che ciò è imprescindibile dall’uomo, considerato che ognuno, volente o non, si costruisce sempre un proprio sistema di valori, di principi, di metodo di giudizio della realtà che lo circonda.

L’importante è non esserne schiavi, l’importante è esser capaci di leggere e affrontare la realtà liberi da schemi pre-impostati e acritici, per essere pragmatici/realisti e non idealisti, ma soprattutto per maturare e sviluppare un sano e fruttuoso spirito critico, che sappia leggere la realtà com’è essa è realmente, con tutti i suoi risvolti, negativi e positivi, e non col filtro dogmatico deformante, per trasformarla in senso positivo, per il vero e sano progresso della società.

Zurigo, 11.12.2012