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Iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri: le ragioni del NO

Il prossimo 28 febbraio siamo invitati ad esprimerci su vari oggetti di carattere federale. Uno di questi è l’iniziativa popolare proposta dall’UDC: “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati (Iniziativa per l’attuazione)”.
Nel 2010 una prima iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri fu accolta, in votazione, sia dal popolo che dai cantoni. Da quel momento le camere federali ebbero cinque anni di tempo, per emanare le nuove leggi indirizzate dal testo accettato. Nel dicembre 2012, quando il Consiglio Federale non aveva ancora presentato al Parlamento le proposte di attuazione, e la discussione sul tema non era stata ancora affrontata dal legislativo, l’UDC ha depositato la suddetta iniziativa per l’attuazione. Nel marzo 2015 il Parlamento ha emesso le disposizioni legali, che prendono in considerazione i casi di rigore.

La nuova iniziativa prevede l’espulsione automatica dalla Svizzera per gli stranieri che commetto reati, indipendentemente dalla gravità del fatto, dall’entità della pena e da altre circostanze. Perciò anche dei reati poco gravi possono portare all’espulsione.
La stessa richiede l’iscrizione di dettagliate disposizioni sull’espulsione direttamente nella costituzione. Inoltre, l’espulsione può essere realizzata anche senza una sentenza emessa da un giudice, essendo sufficiente un decreto d’accusa del pubblico ministero.
Per concludere, l’iniziativa permette la differita temporanea dell’espulsione nel caso si debba inviare qualcuno in uno stato in cui è a rischio tortura o persecuzione.

A mio umile avviso, questo oggetto in votazione deve essere assolutamente respinto.
In primo luogo, il nuovo testo cozza completamente con il nostro stato di diritto. Esso prevede l’elusione del Parlamento tramite disposizioni dettagliate direttamente dalla Costituzione. Ciò comporta un testo di legge con soluzioni meno praticabili e consensuali.
La nuova iniziativa non solo supera il legislativo, ma limita pure le competenze dei giudici, in quanto non è possibile la valutazione delle peculiarità di ogni caso.
Tra le varie negatività, c’è da considerare il fatto che il testo in votazione poterebbe a un superamento del “diritto internazionale cogente”. E per rimanere in tema, lo stesso porterebbe ad un contrasto tra la Svizzera e l’Unione Europea per quel che riguarda la libera circolazione delle persone.

Un’altra criticità consiste nel fatto che l’iniziativa non considera la separazione classica dei poteri, poiché vengono elargite meno competenze al potere giudiziario. Vi è un sostanziale scavalcamento di quest’ultimo. Si realizzerebbe una situazione paradossale, in cui il giudice è il popolo, mentre la giurisdizione non viene coinvolta.

In secondo luogo, il testo non rispetta uno de principi cardine del diritto: la proporzionalità, poiché viene inflitta una stessa pena, indipendentemente dalla gravità del fatto. In aggiunta non verrebbero considerate le circostanze. In poche parole, si potrebbe venire espulsi anche per un singolo reato minore. Il diritto moderno ci insegna che la pena dev’essere proporzionale alla gravità del reato. In tal caso ciò non sarebbe rispettato, con tutte le ingiustizie del caso.

In terzo luogo, l’iniziativa mette sullo stesso piano turisti del crimine e stranieri che sono nati o soggiornano da una vita in Svizzera. Addirittura persone con figli e famiglia residente nella Confederazione rischierebbero di essere rinviati nei propri paesi di origine, con drammi famigliari a seguire. Inoltre, ci sarebbe pure la possibilità che un giovane straniero, che non ha mai vissuto all’estero, possa essere rinviato in un paese in cui non ha mai vissuto e che non conosce. Tutto ciò può essere considerato come una ulteriore discriminazione verso gli stranieri, dato che ci sarebbe una pena diversa in base alla nazionalità. Il principio dell’uguaglianza e del “la legge è uguale per tutti” non sarebbero rispettato.

In quarto luogo, l’oggetto in votazione mette sullo stesso calderone reati piccoli e grandi, senza distinzione. Non è prevista una differenziazione dei reati e delle pene. Notabile, tra l’altro, il fatto che non vengono citati tra i crimini rei di espulsione i reati finanziari. Ciò significa che i criminali facoltosi rimarranno impuniti.

Gli iniziativisti affermano che la loro proposta porterà a una maggiore sicurezza. Tutto ciò è quanto mai falso e demagogico. Per risolvere la questione della delinquenza bisogna andare all’origine dei mali. Il che significa risolvere tutti i problemi di carattere sociale e socio-economico. Sono la miseria e l’emarginazione le cause principali della criminalità. La prevenzione reale passa attraverso politiche sociali, economiche ed integrative adeguate, con quest’ultime da considerare nel senso di lotta all’emarginazione sociale e professionale e alla ghetizzazione residenziale.

In conclusione, per tutti i motivi di cui sopra, invito caldamente i miei concittadini a respingere in sede di voto questa ingiusta e discriminante iniziativa popolare.

Fonti consultate:

“Burkhalter e Sommaruga: no a iniziativa su criminali stranieri” in Swissinfo.ch (http://www.swissinfo.ch/ita/burkhalter-e-sommaruga—no-a-iniziativa-su-criminali-stranieri/41930338; consultato il 12.02.2016)
“Porte spalancate ai criminali stranieri… purché siano ricchi!” Simone Cattaneo, in Partito Comunista della Svizzera Italiana (http://www.pdl.ch/index.php?option=com_content&view=article&id=560:2016-01-31-22-33-20&catid=6:votazioni&Itemid=39; consultato il 12.02.2016)
“Votazione popolare del 28 febbraio 2016. Spiegazioni del Consiglio federale” Confederazione Svizzera

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[L’articolo è stato pubblicato nei seguenti portali: Ticinonline, Ticino News, Ticino Live e Ticino Today]

Perché la vittoria di Renzi non è un male (assoluto)

Sia ben chiaro: a me Renzi non piace. Se avessi avuto diritto di voto in Italia non l’avrei votato. Sia perché è alternativo e bravo solo dal lato della comunicazione e non delle proposte; sia perché di sinistra non ha ben nulla.
Ciò nonostante, ritengo positiva la sua vittoria nelle Primarie del PD per due motivi importanti.

In primo luogo, come futuro candidato Premier, Renzi sarà capace, grazie alle sue doti di leader e di trascinatore, di limitare l’ascesa di Grillo e il ritorno di fuoco di Berlusconi, riuscendo a ottenere voti nell’elettorato di centro e di centro-sinistra che ha smesso di votare PD. Insomma, la sua candidatura potrebbe, teoricamente, portare il centro-sinistra finalmente a una vittoria schiacciante e a percentuali di voto alte, tali da permette a un partito (seppur vagamente) progressista di governare da solo in Italia.

In secondo luogo, perché con la sua vittoria schiacciante (68% dei voti), e con la sconfitta sonante del candidato dell’apparato storico, Cuperlo (fermo al 18%), la base e i simpatizzanti del PD hanno dato l’estrema unzione alla dirigenza storica, rea, fin dai tempi della svolta della Bolognina, di aver prima liquidato quella esperienza progressista bellissima che era il PCI, poi di aver lasciato governare Berlusconi in tutti questi anni, senza profilarsi come valida alternativa, e senza proporre, quando brevemente al governo, alcuna riforma di sinistra e di giustizia/legalità tangibile.
Essendo speranzoso nella nascita in Italia di un vero partito socialdemocratico con cui confrontarsi, capace di essere reale guida di tutta la sinistra, la mancata elezione del rappresentate di quell’apparato dirigenziale incapace e autodistruttivo -che deve allontanarsi definitivamente dalle stanze del potere- mi rende fiducioso e felice.

Peccato solo che ci sia voluto bisogno di Renzi; di guardare al centro per “rottamare” l’attuale classe dirigente; e che ciò non avvenga grazie a una personalità di sinistra, capace di riportare tutto il treno del centro-sinistra sui binari dei valori storici del progressismo e del socialismo.

Zurigo, 9.12.2013

Di patriottismo e di valori elvetici

Oggi è il Primo di Agosto, festa nazionale svizzera in cui si ricorda la sottoscrittura del Patto Federale del 1291, ritenuto storicamente l’atto di nascita della Confederazione Elvetica.
Durante la giornata sono tanti gli eventi, gli incontri di carattere politico in cui si festeggia il Paese, tra cui la manifestazione nazionale più importante: la cerimonia commemorativa che si svolge ogni anno sul praticello del Grütli (Canton Uri), a cui partecipa almeno un Consigliere Federale, invitato a fare un discorso indirizzato al popolo.

Data la particolarità della giornata, colgo l’occasione per presentarvi una riflessione breve sul patriottismo e sui valori svizzeri, in risposta alla destra e ai nazionalisti che accusano la sinistra di essere antipatriottica.

La destra e i gruppi nazionalisti accusano continuamente la sinistra -in paricolare i partiti e le organizzazioni di respiro internazionalista- di essere antipatriottica, di andare contro il Paese, di essere solo a favore degli stranieri, ogni volta che qualcuno, con critiche costruttive, tenta di mettere in luce le ombre e le oscurità che aleggiano sulla politica e società svizzera. In poche parole, ogni critica verso il sistema svizzero e le peculiarità del sistema economico e sociale elvetico, viene denigrato e tacciato di antipatriottismo. Ciò è assolutamente sbagliato, e nasce da una interpretazione errata del patriottismo e del nazionalismo.
A mio avviso -ed è la stessa opinione di molti compagni- il patriottismo non si manifesta attraverso inni, sbandieramenti di bandiere o rievocando miti nazionali inesistenti come Guglielmo Tell, ma soprattutto non si deve manifestare con posizioni nazionaliste (che generano solo odio e fascismi) del genere “noi siamo meglio che gli altri”, “siamo il paese migliore del mondo”. Al contrario, il patriottismo che propongo io è uno patriottismo sano e romantico: un patriottismo che si manifesta nella difesa del patrimonio storico, culturare e naturale del paese, un patriottismo che si manifesta nella difesa dell’economia (non solo del grande capitale) e della socialità nazionale, nella difesa della sovranità nazionale politica, democratica ed economica, ed in misura maggiore si manifesta nella difesa di tutti i lavoratori, i cittadini e delle classe popolari più deboli che vivono in Svizzera. Il patriottismo, insomma, si manifesta attraverso la socialità, l’altruismo, il senso di comunità e l’ecologismo. L’amor patrio si dimostra così: lavorando, politicamente, a favore della comunità, del popolo svizzero tutto (e non solo di alcuni pochi eletti) e del patrimonio naturale, secondo i valori della solidarietà popolare e internazionale. In ciò la presenza attiva della sinistra è sensibile, a differenza di quanto propinato dai nazionalisti.

Per quel che riguarda i valori svizzeri, dobbiamo riscoprirli e concretizzarli nel mondo corretto. Non è attraverso l’inasprimento della legge sull’asilo, non è con la difesa del segreto bancario che difende solo i grandi evasori, non è con la soppressione dell’insegnamento dell’italiano nei licei svizzero tedeschi, non è proibendo la costruzione di minaretti che si fa onore ai valori fondamentali elvetici che ci contraddistinguono: il multiculturalismo, il federalismo, la democrazia, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e civili, il rispetto delle minoranze e dei più deboli e la neutralità.
In particolare, sono il multiculturalismo e la tolleranza che ci rendono unici: svizzero francesi, svizzero tedeschi, svizzero italiani, cattolici e protestanti vivono storicamente uniti nel rispetto, nella pace e nella reciproca tolleranza. È questa la nostra particolarità e forza, e su questi valori bisogna ripartire per migliorarci e migliorare sia le condizioni di vita di coloro che vivono in Svizzera che i rapporti internazionali in vista della pace e dell’armonia globale.
Ma a quanto pare, quando si parla di stranieri, di immigrati, di asilanti, il valore del multiculturalismo, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani, viene dimenticato amaramente. Ci si dimentica, troppo spesso, che siamo la patria della Croce Rossa e della soliderità internazionale. Peccato.

Dove ha perso la Sinistra? Dove deve andare?

La Sinistra occidentale in questi ultimi anni ha perso in modo clamoroso e sensibile. Ha perso, essenzialmente, perché si è occupata principalmente dei diritti civili e dell’etica politica, dimenticandosi il tema principale su cui ruota l’esistenza dell’uomo: il lavoro. È il lavoro il punto nevralgico dell’economia, su cui ruota la nostra quotidianità.

Il socialismo, in tutte le sue varie forme, è nato come “risposta” al conflitto tra capitale e lavoro. Nasce all’interno delle contraddizioni e dei problemi legati al mondo del lavoro. E lì che si trova la sua ragion d’essere. Il sindacalismo, la lotta per i diritti dei lavoratori e per le migliori condizioni dei salariati sono la ragion d’essere di una Sinistra che vuole definirsi tale.

A quanto pare troppi compagni l’hanno dimenticato in tutti questi anni di sbornia neoliberista. Ora ne pagano le conseguenze, e si chiedono – sorpresi!- come mai i lavoratori votano in massa la destra populista.

Solo dando una risposta alla questione del lavoro, rimettendolo al centro dell’agenda politica, solo rispondendo alle sfide della terza divisione internazionale del lavoro, la Sinistra occidentale tutta potrà tornare a vincere, migliorando così, a ragion dell’attuale disastrosa situazione economica e sociale, realmente le condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei bisognosi e dalla società tutta.

Giovani? Non solo movida!

Durante la recente campagna elettorale si è parlato tanto quasi esclusivamente, nel contesto delle politiche giovanili, della movida luganese. Mojito, discoteche, orari di chiusura sono i temi che hanno monopolizzato il dibattito. Io sono il primo a desiderare una città attiva alla sera, in cui divertirmi e socializzare al meglio. Sarei un ipocrita se non ritenessi comunque importanti le questioni appena citate. Il mio intento, con questo intervento personale, è invece quello di estendere il discorso alla cultura giovanile.

Lugano, a differenza di altre realtà ticinesi, presenta già un offerta iniziale culturale di rispetto. Il punto è che si potrebbe e si dovrebbe fare di più per quel che riguarda la cultura giovanile. Bisognerebbe aumentare le proposte e migliorare quelle esistenti, affinché la città sia attrattiva per i giovani non solo di notte, ma anche nelle restanti ore della giornata. Ci sono tanti edifici vecchi e inabitati nella città che potrebbero essere restaurati e convertiti in spazi da dedicare ad attività come mostre di talenti artistici locali giovani, come sale dove poter esprimere e sviluppare il proprio talento artistico, musicale, letterario o teatrale. Si potrebbero anche organizzare piccoli festival cinematografici a prezzi ridotti dove dare spazio a registi giovani e locali. Gli stessi spazi potrebbero essere trasformati in nuovi centri giovanili, dove i ragazzi possano incontrarsi e socializzare nel weekend, partecipando ad attività che vanno dai concerti musicali ad altre attività artistiche e didattiche. Centri e attività che potrebbero essere autogestiti dai ragazzi, coinvolgendoli così più attivamente e responsabilmente. Le idee, le persone e i mezzi non mancano.

Qualcuno potrebbe obiettare: sì, ma come finanziamo tutto ciò? La mia risposta è: analizziamo gli sprechi comunali, reinvestendo i risparmi ottenuti nel Dicastero Giovani ed Eventi e nella cultura di respiro comunale. Si tratta comunque di minime spese comunali, di spese necessarie per far crescere culturalmente, personalmente e socialmente i nostri giovani. Inoltre, anche i privati, come le associazioni artistiche, potrebbero contribuire ai vari progetti.

Ciò considerato, come candidato, mi impegno per una cultura cittadina che sia per tutti e alla portata di tutti: anche per i giovani e le classi meno abbienti.

[Quest’articolo è stato pubblicato anche su Ticinonline su Ticino Libero il 10.4.2013]

L’Italia come la Svizzera?

Ieri il popolo italiano si è espresso attraverso le urne sul nuovo parlamento e senato dalle Repubblica Italiana. Il risultato è stato completamente inaspettato, essendo molto lontano sia dai sondaggi delle ultime settimane che dall’exit poll: il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto il  titolo di primo “partito d’Italia” col 25.55% alla Camera dei Deputati; la coalizione di centro sinistra, guidata da Bersani, ha ottenuto soltanto il 29.54 %, utile comunque per ottenere, grazie alla legge elettorale, la maggioranza assoluta alla Camera; la coalizione di centro destra, guidata da Berlusconi, è riuscita a rimontare l’enorme svantaggio paventato dai sondaggi di un mese fa, attestandosi al 29.18%; Monti, leader del centro, ha ottenuto solo l’8%. Il problema maggiore, però, consiste nella mancanza di una maggioranza assoluta al Senato: Bersani ha ottenuto soltanto 120 seggi, incalzato da Berlusconi fermo a 113 seggi. Riassumendo: il bipolarismo è morto: ora sono quattro i poli: CS, CD, M5S e Monti; ma soprattutto c’è una situazione di ingovernabilità dovuta alla mancanza di maggioranza al Senato.

Coscienti della situazione imprevista, tutti le parti in causa hanno cominciato a fare annunci, considerazioni, analisi su come si potrebbe risolvere la situazione. Il PDL propone un governissimo di unità nazionale (PD + PDL), alcuni del PD propongono un’alleanza con Grillo, Monti è disponibile al dialogo con tutte le parti, altri parlano di ritornare subito al voto per esprimere una maggioranza pure al Senato, mentre Grillo ha annunciato che non farà alleanze con nessuno – e ci mancherebbe altro, data la sua campagna anti partitocrazia e anti sistema. Tre dunque sono le certezze: il M5S non si presta ad alleanze; non c’è unanimità, momentanea, sul da farsi; la maggioranza delle voci espresse concorda che tornare al voto non è possibile dato il momento di crisi e la pressione esercitata dai mercati e dall’Unione Europea.

Ciò considerato, sono dell’idea che bisogna abbandonare, data la situazione assai problematica, l’idea di cercare a tutti i costi un’alleanza che avrebbe, dati i dati alla mano e le affermazioni di questi giorni, soltanto vita breve, a favore di un sistema parlamentare, simile a quello elvetico – dove, per l’appunto, sono presenti quattro aree politiche ben divise- in cui si creano maggioranze e minoranze ad hoc in base alle riforme presentate, proposte sia dal governo che dai partiti presenti in parlamento. In poche parole: nessuna alleanza di governo prestabilita, ma coalizioni con rapporti di maggioranza e minoranza sulle riforme che il paese necessita urgentemente per affrontare la crisi economica e sociale. Il governo e i ministri sarebbero comunque proposti e guidati da Bersani, poiché è la coalizione di centro sinistra che ha ottenuto in entrambe le camere, se si considera la somma dei voti nazionali, la maggioranza relativa. L’onere e il diritto di governare è tutto in mano al cento sinistra. Ciò, non esclude comunque la possibilità di nominare ministri di altre fazioni. Inoltre, se l’intero sistema parlamentare accettasse il cambio di paradigma, non ci dovrebbero essere problemi al senato sulla voto di fiducia da verso il governo guidato da Bersani.

I più potrebbero obiettare, leggendo la mia proposta, che ciò è impossibile perché tutti i politici italiani sono nati e cresciuti con la mentalità del bipolarismo; che in Italia è impossibile creare coalizioni ampie per via dei personalismi e delle strategie singole che potrebbero frenare la corretta legiferazione parlamentare.
Io non escludo ciò. Ma considerato che in tempo di crisi è stato possibile unire i due grandi nemici sotto il motto dell’unione per il bene del paese e sotto un governo tecnico, non penso, che data la situazione ancora più grave e critica, che sia impossibile creare continuamente delle coalizioni ad hoc sulle riforme. Se poi non funziona, si può tornare al voto. Ricordiamoci, in ogni caso, che è necessario un cambio radicale della mentalità della classe politica: la situazione la esige. Tentare, dunque, non nuocerebbe quanto nuovi mesi di estenuante campagna elettorale o mesi di parlamento bloccato perché senza governo…

È il Music Business, baby!

È notizia di qualche giorno che Dave Lombardo, batterista degli Slayer, storica band thrash metal americana, non prenderà parte al prossimo tour. Il motivo consisterebbe in una discussione sul manageriato della band. Secondo la versione del batterista, egli avrebbe chiesto ai compagni di gruppo come mai il 90% dei proventi dei concerti vengano usati per ripagare le spese, e cosciente di ciò, avrebbe proposto di cambiare la strategia manageriale per il nuovo tour, assecondando i bisogni dei fan al posto di quelle delle major. Risultato: Lombardo è stato allontanato dal prossimo tour, venendolo a sapere tramite l’avvocato di Kerry King, il chitarrista. Subito si sono levati polveroni tra i fan, soprattutto considerato che Lombardo è un pilastro importante della band, essendone fondatore ed essendo uno dei migliori batteristi della piazza. La risposta degli Slayer, tramite comunicato ufficiale, non si è fatta attendere, e si può riassumere in un: Lombardo racconta il falso, e le sue condizioni proposte erano inaccettabili e tardive.
A mio avviso, la questione non è tanto su chi ha ragione e chi ha torto. Sinceramente, non me ne frega niente. Quello che mi lascia veramente perplesso da fan e appassionato del genere, è che in una band come gli Slayer, idolatrata per anni come simbolo di purezza e di attitudine all’interno di un’industria musicale malata, logiche del music business prendano il sopravvento. Ma è accettabile, che in una band, si comunichi tramite avvocato? È accettabile che si allontani qualcuno senza una discussione a viso aperto tra tutti i membri? No.
Non metto in dubbio, che arrivati a una certa fama, quando cominciano a girare più soldi, certe “logiche di mercato” cominciano ad applicarsi, volenti o nolenti, a una band. Il punto è che qua si è esagerato. Sarà… ma il colpevole qui è uno solo: il Music Business. Il caso è chiuso.