Di patriottismo e di valori elvetici

Oggi è il Primo di Agosto, festa nazionale svizzera in cui si ricorda la sottoscrittura del Patto Federale del 1291, ritenuto storicamente l’atto di nascita della Confederazione Elvetica.
Durante la giornata sono tanti gli eventi, gli incontri di carattere politico in cui si festeggia il Paese, tra cui la manifestazione nazionale più importante: la cerimonia commemorativa che si svolge ogni anno sul praticello del Grütli (Canton Uri), a cui partecipa almeno un Consigliere Federale, invitato a fare un discorso indirizzato al popolo.

Data la particolarità della giornata, colgo l’occasione per presentarvi una riflessione breve sul patriottismo e sui valori svizzeri, in risposta alla destra e ai nazionalisti che accusano la sinistra di essere antipatriottica.

La destra e i gruppi nazionalisti accusano continuamente la sinistra -in paricolare i partiti e le organizzazioni di respiro internazionalista- di essere antipatriottica, di andare contro il Paese, di essere solo a favore degli stranieri, ogni volta che qualcuno, con critiche costruttive, tenta di mettere in luce le ombre e le oscurità che aleggiano sulla politica e società svizzera. In poche parole, ogni critica verso il sistema svizzero e le peculiarità del sistema economico e sociale elvetico, viene denigrato e tacciato di antipatriottismo. Ciò è assolutamente sbagliato, e nasce da una interpretazione errata del patriottismo e del nazionalismo.
A mio avviso -ed è la stessa opinione di molti compagni- il patriottismo non si manifesta attraverso inni, sbandieramenti di bandiere o rievocando miti nazionali inesistenti come Guglielmo Tell, ma soprattutto non si deve manifestare con posizioni nazionaliste (che generano solo odio e fascismi) del genere “noi siamo meglio che gli altri”, “siamo il paese migliore del mondo”. Al contrario, il patriottismo che propongo io è uno patriottismo sano e romantico: un patriottismo che si manifesta nella difesa del patrimonio storico, culturare e naturale del paese, un patriottismo che si manifesta nella difesa dell’economia (non solo del grande capitale) e della socialità nazionale, nella difesa della sovranità nazionale politica, democratica ed economica, ed in misura maggiore si manifesta nella difesa di tutti i lavoratori, i cittadini e delle classe popolari più deboli che vivono in Svizzera. Il patriottismo, insomma, si manifesta attraverso la socialità, l’altruismo, il senso di comunità e l’ecologismo. L’amor patrio si dimostra così: lavorando, politicamente, a favore della comunità, del popolo svizzero tutto (e non solo di alcuni pochi eletti) e del patrimonio naturale, secondo i valori della solidarietà popolare e internazionale. In ciò la presenza attiva della sinistra è sensibile, a differenza di quanto propinato dai nazionalisti.

Per quel che riguarda i valori svizzeri, dobbiamo riscoprirli e concretizzarli nel mondo corretto. Non è attraverso l’inasprimento della legge sull’asilo, non è con la difesa del segreto bancario che difende solo i grandi evasori, non è con la soppressione dell’insegnamento dell’italiano nei licei svizzero tedeschi, non è proibendo la costruzione di minaretti che si fa onore ai valori fondamentali elvetici che ci contraddistinguono: il multiculturalismo, il federalismo, la democrazia, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e civili, il rispetto delle minoranze e dei più deboli e la neutralità.
In particolare, sono il multiculturalismo e la tolleranza che ci rendono unici: svizzero francesi, svizzero tedeschi, svizzero italiani, cattolici e protestanti vivono storicamente uniti nel rispetto, nella pace e nella reciproca tolleranza. È questa la nostra particolarità e forza, e su questi valori bisogna ripartire per migliorarci e migliorare sia le condizioni di vita di coloro che vivono in Svizzera che i rapporti internazionali in vista della pace e dell’armonia globale.
Ma a quanto pare, quando si parla di stranieri, di immigrati, di asilanti, il valore del multiculturalismo, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani, viene dimenticato amaramente. Ci si dimentica, troppo spesso, che siamo la patria della Croce Rossa e della soliderità internazionale. Peccato.

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