Monthly Archives: February 2013

L’Italia come la Svizzera?

Ieri il popolo italiano si è espresso attraverso le urne sul nuovo parlamento e senato dalle Repubblica Italiana. Il risultato è stato completamente inaspettato, essendo molto lontano sia dai sondaggi delle ultime settimane che dall’exit poll: il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto il  titolo di primo “partito d’Italia” col 25.55% alla Camera dei Deputati; la coalizione di centro sinistra, guidata da Bersani, ha ottenuto soltanto il 29.54 %, utile comunque per ottenere, grazie alla legge elettorale, la maggioranza assoluta alla Camera; la coalizione di centro destra, guidata da Berlusconi, è riuscita a rimontare l’enorme svantaggio paventato dai sondaggi di un mese fa, attestandosi al 29.18%; Monti, leader del centro, ha ottenuto solo l’8%. Il problema maggiore, però, consiste nella mancanza di una maggioranza assoluta al Senato: Bersani ha ottenuto soltanto 120 seggi, incalzato da Berlusconi fermo a 113 seggi. Riassumendo: il bipolarismo è morto: ora sono quattro i poli: CS, CD, M5S e Monti; ma soprattutto c’è una situazione di ingovernabilità dovuta alla mancanza di maggioranza al Senato.

Coscienti della situazione imprevista, tutti le parti in causa hanno cominciato a fare annunci, considerazioni, analisi su come si potrebbe risolvere la situazione. Il PDL propone un governissimo di unità nazionale (PD + PDL), alcuni del PD propongono un’alleanza con Grillo, Monti è disponibile al dialogo con tutte le parti, altri parlano di ritornare subito al voto per esprimere una maggioranza pure al Senato, mentre Grillo ha annunciato che non farà alleanze con nessuno – e ci mancherebbe altro, data la sua campagna anti partitocrazia e anti sistema. Tre dunque sono le certezze: il M5S non si presta ad alleanze; non c’è unanimità, momentanea, sul da farsi; la maggioranza delle voci espresse concorda che tornare al voto non è possibile dato il momento di crisi e la pressione esercitata dai mercati e dall’Unione Europea.

Ciò considerato, sono dell’idea che bisogna abbandonare, data la situazione assai problematica, l’idea di cercare a tutti i costi un’alleanza che avrebbe, dati i dati alla mano e le affermazioni di questi giorni, soltanto vita breve, a favore di un sistema parlamentare, simile a quello elvetico – dove, per l’appunto, sono presenti quattro aree politiche ben divise- in cui si creano maggioranze e minoranze ad hoc in base alle riforme presentate, proposte sia dal governo che dai partiti presenti in parlamento. In poche parole: nessuna alleanza di governo prestabilita, ma coalizioni con rapporti di maggioranza e minoranza sulle riforme che il paese necessita urgentemente per affrontare la crisi economica e sociale. Il governo e i ministri sarebbero comunque proposti e guidati da Bersani, poiché è la coalizione di centro sinistra che ha ottenuto in entrambe le camere, se si considera la somma dei voti nazionali, la maggioranza relativa. L’onere e il diritto di governare è tutto in mano al cento sinistra. Ciò, non esclude comunque la possibilità di nominare ministri di altre fazioni. Inoltre, se l’intero sistema parlamentare accettasse il cambio di paradigma, non ci dovrebbero essere problemi al senato sulla voto di fiducia da verso il governo guidato da Bersani.

I più potrebbero obiettare, leggendo la mia proposta, che ciò è impossibile perché tutti i politici italiani sono nati e cresciuti con la mentalità del bipolarismo; che in Italia è impossibile creare coalizioni ampie per via dei personalismi e delle strategie singole che potrebbero frenare la corretta legiferazione parlamentare.
Io non escludo ciò. Ma considerato che in tempo di crisi è stato possibile unire i due grandi nemici sotto il motto dell’unione per il bene del paese e sotto un governo tecnico, non penso, che data la situazione ancora più grave e critica, che sia impossibile creare continuamente delle coalizioni ad hoc sulle riforme. Se poi non funziona, si può tornare al voto. Ricordiamoci, in ogni caso, che è necessario un cambio radicale della mentalità della classe politica: la situazione la esige. Tentare, dunque, non nuocerebbe quanto nuovi mesi di estenuante campagna elettorale o mesi di parlamento bloccato perché senza governo…

È il Music Business, baby!

È notizia di qualche giorno che Dave Lombardo, batterista degli Slayer, storica band thrash metal americana, non prenderà parte al prossimo tour. Il motivo consisterebbe in una discussione sul manageriato della band. Secondo la versione del batterista, egli avrebbe chiesto ai compagni di gruppo come mai il 90% dei proventi dei concerti vengano usati per ripagare le spese, e cosciente di ciò, avrebbe proposto di cambiare la strategia manageriale per il nuovo tour, assecondando i bisogni dei fan al posto di quelle delle major. Risultato: Lombardo è stato allontanato dal prossimo tour, venendolo a sapere tramite l’avvocato di Kerry King, il chitarrista. Subito si sono levati polveroni tra i fan, soprattutto considerato che Lombardo è un pilastro importante della band, essendone fondatore ed essendo uno dei migliori batteristi della piazza. La risposta degli Slayer, tramite comunicato ufficiale, non si è fatta attendere, e si può riassumere in un: Lombardo racconta il falso, e le sue condizioni proposte erano inaccettabili e tardive.
A mio avviso, la questione non è tanto su chi ha ragione e chi ha torto. Sinceramente, non me ne frega niente. Quello che mi lascia veramente perplesso da fan e appassionato del genere, è che in una band come gli Slayer, idolatrata per anni come simbolo di purezza e di attitudine all’interno di un’industria musicale malata, logiche del music business prendano il sopravvento. Ma è accettabile, che in una band, si comunichi tramite avvocato? È accettabile che si allontani qualcuno senza una discussione a viso aperto tra tutti i membri? No.
Non metto in dubbio, che arrivati a una certa fama, quando cominciano a girare più soldi, certe “logiche di mercato” cominciano ad applicarsi, volenti o nolenti, a una band. Il punto è che qua si è esagerato. Sarà… ma il colpevole qui è uno solo: il Music Business. Il caso è chiuso.

Ideologie

Sono contro le ideologie. O meglio, contro i dogmatismi ideologici, siano essi di sinistra, o di destra, perché fuorvianti, bloccanti, nemici del confronto, dello spirito critico, dell’analisi.

C’è comunque bisogno di una certa ideologia nell’operare, intesa come sistema di valori, di principi, di analisi, di interpretazioni del mondo, della realtà coerenti. Altrimenti si cade nel qualunquismo. Ma soprattutto non si può non osservare che ciò è imprescindibile dall’uomo, considerato che ognuno, volente o non, si costruisce sempre un proprio sistema di valori, di principi, di metodo di giudizio della realtà che lo circonda.

L’importante è non esserne schiavi, l’importante è esser capaci di leggere e affrontare la realtà liberi da schemi pre-impostati e acritici, per essere pragmatici/realisti e non idealisti, ma soprattutto per maturare e sviluppare un sano e fruttuoso spirito critico, che sappia leggere la realtà com’è essa è realmente, con tutti i suoi risvolti, negativi e positivi, e non col filtro dogmatico deformante, per trasformarla in senso positivo, per il vero e sano progresso della società.

Zurigo, 11.12.2012